Intervista sul Corriere Adriatico
Urbino merita un nuovo rilancio, sembra una città che dorme, ma può tornare a crescere, attrarre, a vivere, ecco come secondo me.
In vista del nuovo PUG dobbiamo ripartiamo da un grande progetto urbano e dalle energie dei giovani: Urbino è un gioiello del patrimonio italiano e mondiale, culla del Rinascimento e sede di una delle università più prestigiose del Paese. Eppure, negli ultimi anni, la città ha sofferto un lento ma costante calo demografico, una difficoltà nel trattenere i giovani e una riduzione della propria centralità economica e territoriale. Dobbiamo riproporre una visione chiara e ambiziosa per riportare Urbino al centro dello sviluppo regionale e internazionale.
Da dove si deve ripartire?
Io credo che Urbino abbia un potenziale enorme, io l’ho sempre pensato e ho sempre lavorato nella mia vita sia politica che lavorativa per valorizzarla.
Ma per liberare bisogna avere il coraggio di immaginare un nuovo modello di città, moderno e allo stesso tempo profondamente coerente con la sua identità. Il primo passo è il nuovo Piano Urbanistico Generale: non una semplice revisione tecnica, ma una vera e propria strategia di futuro.
Sono due anni che ci giriamo attorno e non si è combinato nulla. La Volponi ha le sue responsabilità, ed ora arriva questo nuovo assessore, vediamo cosa saprà fare, ma sicuramente non è solo un problema tecnico, non è che cambia l’ordine degli addendi. Ora arriva anche Cucinella, che è un professionista riconosciuto e ritengo possa anche essere una cosa positiva, ma sappiamo in passato com’è andata, ricordate Boeri?
E’ un problema di mentalità del Sindaco. E’ un problema di idee. Dobbiamo pensare a una città che torni ad essere vissuta, che riattiri famiglie, professionisti, studenti anche dopo la laurea. Urbino deve tornare a essere una destinazione in cui si decide di mettere radici. Pure lavorando spesso con l’estero io ho scelto di rimanere qui, perchè si può fare.
Quanto incide sulla qualità di vita il tema dell’abitare?
Ad Urbino in centro vive poca gente, e la maggior parte degli abitanti vive nel territorio circostante, con esigenze, connessioni, rapporti, completamente diversi uno dall’altro. Ma il cuore storico della città si è progressivamente svuotato, e questo ha impoverito il tessuto sociale ed economico. Dobbiamo creare nuove opportunità abitative accessibili e di qualità, pensare a servizi per le famiglie, riattivare quegli spazi che oggi sono dimenticati o sottoutilizzati. Più persone nel centro significa più vita, più lavoro, più cultura. È un circolo virtuoso che dobbiamo riaccendere. E lo capirà anche chi vive nelle frazioni e che in centro ci viene a lavorare, e un domani potrà tornare a frequentarlo.
Il turismo può essere davvero un motore di sviluppo?
Sì, se lo consideriamo nel modo giusto. Urbino non può limitarsi a vivere di rendita sulla sua storia. E non si vive naturalmente solo di turismo.
Ma da noi ancora non si è mai iniziato. Siamo molto indietro su questo. Dobbiamo costruire un nuovo ecosistema turistico: più eventi, più servizi innovativi, più collegamenti, più opportunità per chi vuole investire in ospitalità e attività culturali. La presenza della Galleria Nazionale delle Marche, del nostro patrimonio UNESCO, dei percorsi naturalistici attorno alla città, sono tutte risorse straordinarie, ma serve una regia forte, capace di farle dialogare. Il turismo deve diventare una porta di accesso per nuovo lavoro stabile, soprattutto per i giovani.
E l’Università?
L’Università è un motore che va pienamente integrato nella strategia urbana. È un bacino incredibile di competenze, innovazione e creatività. Il nostro obiettivo deve essere trattenere i giovani talenti: creare imprese dal mondo della ricerca, sostenere le imprese locali, facilitare l’incontro tra studenti, aziende, professionisti del territorio. Anche l’università ha interesse a una città più vitale e attrattiva: insieme possiamo trasformare Urbino in un polo di eccellenza anche sul piano economico, non solo accademico.
In poche parole come definirebbe la sua visione per Urbino?
Coinvolgimento. In questi anni tutti hanno tirato fuori la propria ricetta. Ma non è solo una questione politica. E’ proprio il coinvolgimento degli urbinati su cui non si è mai lavorato. Una città che si rialza, che accoglie giovani e famiglie, che riesce finalmente a valorizzare ciò che è, lo fa solo se gli urbinati sono coinvolti. Dobbiamo smettere di guardare al passato con nostalgia e cominciare a guardare al futuro con determinazione . Credo che tutti coloro che amano questa città e vogliono vederla tornare grande debbano impegnarsi, e non pensare che c’è qualcuno che può farlo al posto loro. Abbiamo visto che puntare tutto su Gambini che doveva risolvere i problemi di tutti alla fine non funziona. Perché la città c’è sempre stata e ci sarà dopo Gambini.
Lo dico adesso perché siamo in un periodo non elettorale cosi da non essere strumentalizzato.
Possiamo lasciare che Urbino continui a perdere abitanti, opportunità, rilevanza, oppure possiamo costruire una svolta, un progetto vero.
Io ho parlato e conosciuto in questi anni migliaia di cittadini che credono che la città possa ritrovare la sua energia, la sua bellezza vissuta, la sua attrattività economica e culturale. Ma serve un patto nuovo tra istituzioni, università, imprese e cittadini.
Chi ama Urbino non aspetti le prossime elezioni, provi a dare il proprio contributo ora.